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Conoscenze accertate e ignote dell’efficacia dell’Olio di Neem usato come misura di prevenzione contro i vettori flebotomi della Leishmaniosi

Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Preventive Veterinary Medicine è stato pubblicato un articolo da parte dei membri del Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina dal titolo “Conoscenze note e ignote dell’efficacia dell’olio di neem (Azadirachta indica) usato come misura preventiva contro i flebotomi (Phlebotomus genus) vettori di Leishmania”.

Dal momento che il cane domestico è il principale serbatoio di Leishmania infantum in tutto il mondo, essi sono il principale obiettivo nei termini di controllo della leishmaniosi viscerale. Per proteggere i cani dalla leishmaniosi, sono disponibili repellenti chimici di efficacia provata sotto forma di collari, spot-on e spray. Tuttavia, gli effetti negativi dei pesticidi chimici sull’ambiente sono stati accertati poiché influenzano gli animali e le piante. Questo fenomeno ha indotto la necessità di avere sostituti più sicuri e con meno impatto ambientale. Pertanto, gli insetticidi e/o i repellenti basati su estratti vegetali sono stati sempre di più impiegati dai proprietari e dai veterinari. Diversi prodotti botanici sono stati studiati come insetticidi e/o repellenti contro una varietà di artropodi ematofagi che trasmettono malattie all’uomo. Tra i prodotti testati contro i vettori per la Leishmania, l’olio di neem contenente azadirachtin è stato quello più studiato. Il presente studio ha revisionato la letteratura scientifica riguardo l’efficacia dell’olio di neem (prodotti basati su azadirachtin) contro la puntura dei flebotomi. E’ stato anche somministrato un questionario per conoscere le attitudini dei veterinari italiani all’uso dell’olio di neem. L’indagine è stata anonima e consisteva di tre domande con risposta chiusa. Secondo i dati riportati nella letteratura, l’efficacia dell’olio di neem nel ridurre le punture dei pappatacei è stata testata contro Phlebotomus papatasi, Phlebotomus perniciosus, Phlebotomus argentipes, Phlebotomus orientalis e Phlebotomus bergeroti. L’efficacia dei prodotti testati è stata espressa in percentuale, variando dal 74,9% al 100%. Il tempo di protezione era disponibile per sei degli otto studi analizzati, variando da “solo durante la prima ora” (tempo di protezione minimo) a “tutta la notte” (tempo atteso di protezione massimo). Al riguardo, 208 veterinari hanno partecipato all’indagine on-line circa l’attitudine nel raccomandare l’uso dell’olio di neem. Nell’ambito dei 126 medici veterinari che raccomandano prodotti naturali, 119 colleghi (94,44%) raccomandano l’uso di prodotti basati sull’olio di neem. Considerando i limitati dati sulla durata di protezione e il dosaggio dell’ingrediente attivo, sono necessari ulteriori studi sull’efficacia dei prodotti a base di olio di neem nel ridurre il rischio di contrarre la leishmaniosi canina. Questi studi dovrebbero indagare specificatamente la concentrazione dell’ingrediente attivo come pure l’intervallo di somministrazione. Fintanto che questi risultati non saranno disponibili, l’impiego di prodotti basati su azadirachtin come solo prodotto topico per la prevenzione delle leishmaniosi nei cani non è raccomandato.

News del GSLC

Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Preventive Veterinary Medicine è stato pubblicato un articolo da parte dei membri del Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina dal titolo “Conoscenze note e ignote dell’efficacia dell’olio di neem (Azadirachta indica) usato come misura preventiva contro i flebotomi (Phlebotomus genus) vettori di Leishmania”.

In questo webinar che si terrà il 20 aprile 2022 a partire dalle ore 14,00 per circa un’ora, tramite la piattaforma Cogito Erg Vet, Formazione Veterinaria, il Prof. Saverio Paltrinieri e il Prof. George Lubas illustreranno l’impiego della sierologia nella leishmaniosi canina. Infatti, la sierologia, prima con il test dell’immunofluorescenza indiretta (IFAT) e poi anche con il test ELISA, è stata tradizionalmente impiegata per un supporto alla diagnosi del cane infetto e/o malato di leishmaniosi.

Sull’ultimo numero della prestigiosa rivista scientifica Journal of Small Animal Practice è stato pubblicato un articolo da parte dei membri del Gruppo di Studio sulla Leishmaniosi Canina dal titolo “Leishmaniosi canina e malattia renale: Domande & Risposte per una gestione omnicomprensiva nella pratica clinica”.

Al fine di ottimizzare gli studi sugli aspetti della patologia indotta da Leishmania nel cane sono stati istituiti i tre sottogruppi di studio:

Gestione e implementazione di studi e protocolli sulla leishmaniosi canina: Dott. Michele Maroli (coordinatore), Dott. Nunzio D’Anna, Dott. Luigi Gradoni, Dott.ssa Alessandra Fondati, Prof. George Lubas, Prof. Saverio Paltrinieri, Dott. Xavier Roura, Prof. Andrea Zatelli, Dott. Eric Zini

Nefrologia e Leishmaniosi: Prof. Andrea Zatelli, Dott. Xavier Roura, Prof. Oscar Cortadellas, Dott.ssa Silvia Benali.

Gestione e promozione del GSLC: Prof. George Lubas (coordinatore), Dr.ssa Paola Bianchi.